Una “nuova vision” per servizi di benessere mentale

Dialogici, democratici, comunitari e gentili.

Leggendo il titolo di questo documento ci si potrebbe chiedere: “Perché mai serve una nuova visione dei Servizi di Salute Mentale? Quella che abbiamo avuto sinora non va più bene?”. In effetti, i numerosi cambiamenti sociali, antropologici e relazionali occorsi negli ultimi anni – nonché la frattura dei legami sociali causata dalla pandemia – impongono un cambiamento di rotta.

La vecchia Salute Mentale, incentrata su un modello biomedico di diagnosi e cura, appare semplicistica e fuorviante: quante volte abbiamo visto pazienti con la stessa diagnosi, ma così profondamente diversi fra di loro? Spesso sono le risorse individuali, ma anche e soprattutto quelle familiari e sociali, a determinare queste differenze. Appare quindi fondamentale spostare il nostro sguardo clinico proprio su queste variabili: le relazioni all’interno della famiglia, ma anche all’esterno di essa, ovvero quelle intessute con la rete sociale e con la comunità locale. Le opportunità che quest’ultima può offrire in termini di spazi di socializzazione, di lavoro e di sostegno abitativo possono fare la differenza, ma solo se a far da cornice agli interventi vi è una visione lungimirante e integrata.

Solo per citare alcune sfide terapeutiche, l’incremento dei disturbi gravi di personalità e l’uso di sostanze che slatentizzano la sofferenza psichica – o viceversa l’uso massivo di sostanze e alcool come auto-medicamento per far fronte a tali problemi – ci impongono di avere una visione dei nostri Servizi di Salute Mentale diversa, più aderente e al passo con i cambiamenti nella nostra società.

All’interno del paradigma qui descritto si inscrivono le dimensioni programmatiche emerse nel corso del convegno svoltosi tra il 7 ed il 9 aprile 2022 per una “nuova vision” dei servizi di benessere mentale. Hanno qui trovato un rinnovato spazio le riflessioni sui Gruppi Multifamiliari, sull’Open Dialogue, nonché sulla Comunità Terapeutica Democratica: orizzonti terapeutici, questi caratterizzati proprio dallo spostamento dell’attenzione sulle variabili socio-relazionali. Tali approcci configurano significative opportunità per valorizzare le risorse familiari, sociali e della comunità in genere, essendo strumenti che valorizzano la dialogicità e la democrazia al fine di perseguire il benessere mentale di comunità.

Il dialogo fra le parti, il rispetto dell’alterità e dell’Altro in toto – inteso come una persona unica e mai completamente conoscibile – sono principi comuni a tutti questi approcci. Inoltre, all’interno di queste cornici terapeutiche viene enfatizzato il valore della democrazia: ognuno di noi, operatore o utente, può esprimere la propria idea, la propria visione del mondo, e tutte hanno uguale dignità. Solo da questo continuo confronto e scambio di idee e di punti di osservazione – un po’ come succedeva nell’antica polìs – si cresce e si cambia.

Questo tipo di iniziative vuole essere una modalità – che dovrebbe diventare prassi quotidiana – volta a istituire un continuo confronto fra Servizi che siano in grado di agire in rete allo scopo di potenziare i propri interventi. In particolare, appare prioritario trovare le modalità per includere l’uso delle tecnologie nella nostra attività, così come individuare stili di lavoro che incrementino il senso di agency negli utenti e nelle famiglie. Vuole essere anche una modalità di rilancio dei servizi socio-sanitari, proprio in una fase storica di riduzione delle risorse e degli investimenti nella sanità pubblica

A questo proposito, una prima esperienza di condivisione è stata la realizzazione di uno studio multicentrico sull’impatto psicologico della pandemia nelle prime valutazioni di persone afferenti ai servizi di Caltagirone, Prato e Milano durante le restrizioni. Sempre in quest’ottica, nel convegno volto a condividere e costruire in itinere una “nuova vision” sono stati inclusi ben otto Servizi di Salute Mentale operanti su tutto il territorio nazionale, in contesti metropolitani o meno urbanizzati: Caltagirone, Agrigento, Prato, Grosseto, Napoli, Termoli, Roma e Milano. Sulla base di questo razionale scientifico, i 220 partecipanti – in veste di operatori o di soggetti facenti parte della rete formale ed  informale relativa agli otto servizi – hanno approvato attraverso il confronto dialogico ed il lavoro in piccoli gruppi i seguenti punti come base di adesione alla “nuova vision” di servizi di benessere mentale fondati sulla dialogica gentilezza delle relazioni tra operatori, famiglie, utenti e rete sociale:

1.

attivare una governance a livello locale con una leadership democratica e dialogica rispetto al rischio della deriva di una psichiatria del controllo basata su istanze custodialistiche;

2.

essere attenti ai nuovi linguaggi delle diverse generazioni, sia con gli utenti che con i giovani operatori;

3.

favorire la trasmissione dei saperi e delle esperienze frutto delle buone pratiche del laboratorio italiano della legge 180/1978, tra conoscenza storica e slancio verso l’innovazione;

4.

valorizzare il rapporto tra pubblico e privato sociale e del terzo settore; innovare e rilanciare la funzione della cooperazione sociale non solo come forza lavoro operativa, ma identificandovi dei portatori di innovazione organizzativa, di radicamento nel territorio e di nuove competenze;

5.

accogliere con rinnovato impegno e con intelligenza operativa la sfida del budget di salute;

6.

individuare gli aspetti innovativi dell’uso delle nuove tecnologie come catalizzatori della partecipazione alle riunioni di organizzazioni complesse;

7.

attivare il confronto tra pari di servizi pubblici e territori distanti, sul modello del visiting;

8.

riconoscere il valore del dialogo e del lavoro di gruppo con gli utenti, con le famiglie e tra operatori, assumendo l’importanza dell’inconscio e delle letture antropologiche nel dare senso e significato agli accadimenti relazionali;

9.

identificare e mettere in atto iniziative finalizzate al benessere mentale degli operatori dei servizi attraverso una formazione dialogica continua e pratiche di Mindfullness (meditazione della consapevolezza);

10.

sviluppare capacità di lettura e analisi dei contesti sociali locali e globali per comprendere i cambiamenti degli stili di vita in atto; accogliere quindi le sfide della complessità delle aree metropolitane e dell’impoverimento delle province delle aree interne;

11.

evitare il rischio di chiusura, di isolamento dei servizi pubblici al mondo esterno e di demotivazione degli operatori, accogliendo nuove possibilità e opportunità attraverso una progettazione a rete con il coinvolgimento di tutti i possibili attori locali formali e informali;

12.

impegnarsi a creare un clima caldo, positivo, appassionato e compassionevole nelle relazioni dentro i servizi attraverso un atteggiamento flessibile, di leggerezza, di divertimento, di condivisione e di gentilezza nell’accoglienza dell’Altro;

13.

accogliere la sfida della crisi e del conflitto come opportunità di cambiamento e di positività attraverso un dialogo polifonico che fornisca la costruzione di un nuovo senso e di nuovi significati;

14.

riconoscere il lavoro sul trauma come decisivo nel processo di recovery e di adattamento e resilienza attraverso la narrazione, l’empatia e il rispetto;

15.

pensare alla formazione “trans-formativa” per innovare i servizi, sviluppando un senso di appartenenza alla comunità di vita e ai gruppi che si occupano di benessere mentale;

16.

impegnarsi a livello locale nel creare alleanze, connessioni, partecipazione democratica;

17.

avviare progetti di ricerca in collaborazione con le Università e accettare la sfida del confronto, riconoscendo da un lato il valore innovativo e formativo della esperienza dei servizi territoriali, e dall’altro l’importanza di favorire una lettura critica ed un’elaborazione dei dati raccolti nell’attività dei servizi pubblici;

18.

promuovere il protagonismo degli esperti tra gli utenti ed i familiari, riconoscendoli come preziosi collaboratori nei processi di recovery e nella facilitazione dei gruppi di mutuo-auto-aiuto;

19.

attivare in tutti i Dipartimenti di Salute Mentale le Consulte dei familiari e degli utenti, nonché i Comitati zonali per il benessere mentale di comunità con le agenzie locali;

20.

attivare modalità innovative di collaborazione tra i vari servizi (neuropsichiatria infantile, servizi per le dipendenze e salute mentale adulti), il mondo della scuola e le agenzie locali per la cura degli adolescenti, riconcettualizzando in modo più profondo la transizione come passaggio;

21.

rilanciare il valore del lavoro domiciliare e della vita quotidiana per trasmetterlo alle nuove generazioni, e promuovere la cultura e la pratica della non-contenzione, e della non-istituzionalizzazione;

22.

riconoscere il valore dell’informalità nella relazione con la magistratura di sorveglianza e tutelare, attivando processi di reciproca conoscenza e fiducia, anche attraverso una formazione condivisa;

23.

riconoscere il valore del “pragmatismo utopico” per creare comunità consapevoli, lungimiranti e competenti;

24.

i partecipanti riconoscono, confermano e rilanciano l’efficacia degli approcci di psicoanalisi multifamiliare, della comunità terapeutica democratica e degli approcci dialogici.

Si riconosce infine il valore delle parole positive come speranza di cambiamento: in particolare,gentilezza è stata la parola più condivisa.

Elaborato e approvato dai Servizi di Salute Mentale di:

Caltagirone, Agrigento, Prato, Grosseto, Napoli, Termoli, Roma e Milano

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